Monastero di San Giorgio

Il complesso monastico di San Giorgio ha origini antichissime, i primi documenti rinvenuti che parlano della sua esistenza risalgono all’819 d.C. Inizialmente era un piccolo insediamento di suore benedettine, nei secoli ampliatosi fino a diventare convento vero e proprio alle dipendenze del vescovo di Salerno. La struttura originaria è tipica dell’architettura longobarda, i santi venerati erano santi guerrieri: San Giorgio e San Michele: la sensibilità dell’epoca li percepiva come difensori efficaci non solo contro le insidie del demonio, ma anche contro i nemici in guerra. Nel periodo in cui viveva la giovane principessa Sichelgaita, il monastero era un vivace centro culturale, che ospitava oltre alle suore benedettine, anche le fanciulle delle famiglie eminenti della città, per educarle e insegnare loro non solo a leggere e scrivere, ma anche ad approfondire la conoscenza dei classici greci e latini, della teologia, delle scienze. Nel monastero era presente un’infermeria, nella quale lavoravano anche medici laici e dove venivano insegnate alle ragazze ricette e tecniche di fitoterapia e medicina. Qui si formò la principessa, e da qui sembra sia passata anche la celebre Trotula, come insegnante e medico. Dell’antico complesso monastico resta oggi la bella chiesa, seppur rimaneggiata notevolmente in epoca barocca.

È ancora possibile rendersi conto di cosa doveva vedere la principessa quando si recava in chiesa per la preghiera, grazie ad un sistema meccanico creato alla fine del Novecento durante i restauri seguiti al terremoto dell’Irpinia: il meccanismo permette al pavimento di aprirsi in cinque botole, lasciando visibili i resti longobardi consistenti in un’abside con gli affreschi di un tipico motivo a treccia e di una storia di santi che copriva l’intera parete. Recenti scavi archeologici hanno portato alla luce anche il pavimento originale della chiesa rivestito di piastrelle maiolicate decorate a foglie d’acanto, piccoli fiori e un motivo geometrico a micro-scacchiera bianca e nera.

Dopo questo tuffo nel passato più antico del complesso di San Giorgio, possiamo ripercorrere la storia dell’arte italiana attraverso l’architettura e i dipinti della chiesa attuale, tra i quali vi segnaliamo in modo particolare: la Madonna e il Bambino con i Santi e una suora che prega di Andrea Sabatini (1523), il Martirio di San Giorgio a capo altare (sec. XVII), tre dipinti di Giacinto De Populi, raffiguranti San Gregorio Magno, la Sacra Famiglia con San Giovanni, la Visione di San Nicola di Bari (1669), l’Arcangelo Michele di Francesco Solimena (1690), le Virtù di Paolo De Matteis (sec. XVIII). Interessanti sono anche i bassorilievi e le sculture dell’altare maggiore, con intarsi in madreperla e marmi policromi.