La principessa Sichelgaita signora di Salerno

Come si narra nella “Alessiade” della storica bizantina Anna Comnena, Sichelgaita era la figlia di Guaimario IV, saggio e potente principe di Salerno.

Gli storici la descrivono come una donna molto colta, affascinante, longilinea ed elegante, dall’incedere regale, lo sguardo profondo e acuto, riflessiva e misteriosa.

Sposò l’affascinante e potente duca normanno Roberto il Guiscardo, dal fisico teutonico, occhi azzurri e temperamento rozzo e volitivo, che per lei divorziò dalla prima moglie, Alberada.

La vita di coppia dei due duchi non fu semplice, avendo entrambi un carattere deciso e forte, ma gli storici narrano di un amore sincero e appassionato tra i due, che seppero rispettarsi e collaborare insieme per far prosperare economicamente, socialmente e culturalmente il Ducato. Dalla loro unione nacquero otto figli, tre maschi e cinque femmine. Sichelgaita ben presto seppe farsi apprezzare dal suo popolo e dal marito per il suo acume, il coraggio e le qualità di stratega e diplomatica, a tal punto da divenire sua consigliera nelle scelte politiche del regno.

Pare non avesse alcuna remora ad abbandonare eleganza, svaghi e mollezze di corte per vestire l’armatura militare e combattere in prima linea accanto al marito; la sua presenza doveva impressionare e incoraggiare notevolmente le truppe, se Anna Comnena la descriveva nel suo libro “come un’altra Pallade, se non una seconda Atena”.

Grazie a lei, gli esponenti della vecchia corte longobarda appoggiarono la monarchia normanna, e fu sempre grazie alla sua mediazione e al suo consiglio che Roberto il Guiscardo ottenne l’alleanza col papato: fu infatti tra le promotrici del Concilio di Melfi, durante il quale il Papa Nicolò riconobbe le conquiste del Guiscardo come suo legittimo possesso e lo nominò duca di Puglia e Calabria.

Aveva un’intelligenza sempre avida di conoscenza, negli ultimi anni della sua vita si dedicò ad approfondire gli studi di medicina, di cui aveva ricevuto i primi rudimenti da ragazza, durante la sua permanenza nel monastero di S. Giorgio; pare sia stata anche allieva di Trotula de Ruggiero, un’altra donna dall’acume e cultura invidiabili per l’epoca, nonché prima donna medico della storia.

Dopo la morte di Roberto il Guiscardo, le sue conoscenze di medicina indussero i detrattori della duchessa ad accusarla del tentato avvelenamento di Boemondo di Taranto, figlio di Roberto il Guiscardo e della sua prima moglie. Non si sa se tale illazione fosse vera o meno, di certo però negli anni a venire Sichelgaita e Boemondo trovarono un accordo, questi cedette la successione del ducato al primo figlio di Roberto il Guiscardo e Sichelgaita, il futuro Duca Ruggero Borsa.

La bella Sichelgaita, principessa, stratega, moglie, medico, era nota anche per la sua ardente fede in Dio e per la fedeltà alla Chiesa di Roma. Era solita approfondire lo studio delle Sacre Scritture e lasciarsi guidare nella vita spirituale dal suo saggio cugino Desiderio, futuro papa Vittore III, priore dell’Abbazia di Montecassino; anche Roberto il Guiscardo ebbe piena fiducia e affetto quasi filiale nei confronti di Desiderio, al quale non disdegnava di chiedere consiglio e preghiere. Tale era il legame dei duchi con l’Abbazia, che d’accordo col vescovo benedettino Alfano I, si prese spunto dalla struttura architettonica di questa per la costruzione dell’imponente Cattedrale di San Matteo di Salerno. Sichergaita morì nel 1090 e fu sepolta a Montecassino, in quella stessa Abbazia che tante volte l’aveva accolta in preghiera.